I cactus e i bambini della Bolivia

Lo spazio non è solo una dimensione che di solito va a braccetto con il tempo, ma è un concetto molto ampio. Uno spazio non é mai solo uno spazio fisico, ma rimanda a significati culturali, sociali affettivi ed emotivi. Così ripensando al viaggi in Bolivia ho pensato ai molti spazi che ho visto e attraversato.

Gli hogar de la esperanza. Il primo spazio che mi torna alla mente.José, Adela, Francheli, Julio, Anthony, Guillmabi, e gli altri 33 bambini dagli 0 ai 12 anni vivono lì ciascuno con la propria storia. Bambini che hanno voglia di giocare, qualcuno anche di studiare. Con loro vivono 4 suore francescane, suore di frontiera. Suor Bernarda trova il tempo di raccontarci ciascun bambino da dove arrivava, come mai è lì e a tratti si commuove. Carol guardandomi il braccio, con ancora i segni dei timbri del carcere, riconosce questi tratti. Mi chiede se sono stata a Palmasola, se ho visto vicino all’ ingresso un uomo che vendeva statuine di legno. Me lo descrive nei minimi particolari e commenta é mio papà. E così anche Joyce e Giancarla mi raccontano dei loro papà.

Si, Palmasola é uno spazio che l’immaginario fatica a creare, per lo meno il mio. Una piccola cittadina recintata dove i”cattivi” stanno dentro e i”buoni” stanno fuori. C’è tutto!tranne le celle vere e proprie. Anche la scuola? Si, anche quella fondata da Carla Crippa. Entriamo. Mi sento privilegiata ad essere qui ad essere entrata e guidata da alcuni detenuti. Io e Mattia, mio marito, facciamo il giro del carcere. Ci sono case di fortuna, un campo da calcio di terra, la chiesa, i lavoratori e anche il servizio d’ordine perché la polizia c’è, ma sta fuori le mura ed é corrotta. Un giro d’affari da capo giro.

Il terzo spazio è la casa di Mirko Pozzi, che con Veronica, sua moglie, e il piccolo Santiago vivono a Santa Cruz di da tre anni. La loro casa é il posto dove poter fare domande scomode sulla realtà che incontriamo e trovare risposte vere. É stato il luogo in cui dove rintracciare un’idea di famiglia diversa e limpida. Una famiglia di volontari che ha scelto e insegue la strada della verità e della generosità.

Non c’é ordine nei mercati della Bolivia e mi sento a mio agio. Da Santa cruz a sucre fino a La Paz corre in sottofondo il profumo delle spezie, dei coriandoli gialli, dei bastoncini e dei feti di lama bruciati dalle donne andine. Sono il mezzo per interpretare il futuro dei turisti curiosi o di coloro che credono a queste tradizioni millenarie. Ci sono le donne basse con le trecce nere e i loro bambini nei fagotti colorati. Camminano velocemente su e giù dalle strade. Chissà dove vanno? Chissà se hanno mai visto il Salar de Uyuni a sud della Bolivia? Una distesa bianca. Immensa.  Nel Salar de Uyuni lo spazio é bianco sotto i piedi azzurro intenso sopra la testa. Molta umanità é passata da qui forse per lo più turisti. Questo luogo é magico dove poter pensare a tutto o a niente. É una pagina bianca, non c’è vita non potrebbe sopravvivere nulla. Solo sale, un luogo ostico, duro. Solo i cactus, alcuni davvero giganti, nascono, crescono e riescono a vivere lì. Però Dentro di loro, corre l’acqua, la vita come quella che scorre nelle vene dei bambini dell’hogar.

Francesca